Il fenomeno della distanza tra età anagrafica ed età percepita è un fenomeno per certi versi paradossale, ma tipico di questo momento storico. Si tratta però di un fatto che spiega molte cose non solo del nostro modo di vivere e di affrontare un dato biologico innegabile, ma che ben descrive la società in cui viviamo. Il cuore di questo paradosso è raccontato dall’indagine ‘Human After All’, firmata dall’agenzia media globale Hearts United e realizzata con Doxa su un campione rappresentativo di 2.000 italiani, interpellati con metodologia CAWI. Il primo aspetto preso in considerazione è l’età in cui gli italiani oggi cominciano a preoccuparsi di invecchiare. Qui arriva la prima sorpresa: il momento non scocca nel periodo della maturità, dopo i 50 anni, ma già verso i 30. E, secondo dato interessante, più passano gli anni, meno ci sentiamo vecchi. Insomma, l’età anagrafica e quella percepita sembrano via via raccontare sempre meno la stessa storia. I più consapevoli in assoluto del tempo che passa sono le persone tra i 45 e i 64 anni e le donne, ma allo stesso tempo, la percezione di sentirsi più giovani della propria età anagrafica riguarda già il 22% dei 18-24enni e il 37% dei 25-34enni, supera la metà tra i 35-44enni (58%) e raggiunge il 62% tra gli over 65.
Fonte: www.tgcom.it

