LE ACLI NAZIONALI SOSTENGONO L’APPELLO DEI VESCOVI SU AREE INTERNE
Le ACLI nazionali accolgono con grande convinzione la “Lettera aperta al Governo e al Parlamento” sottoscritta a conclusione dell’annuale convegno dei Vescovi delle Aree Interne, in quanto ne condividiamo pienamente lo spirito, i contenuti e le proposte e riconosciamo in questo documento una visione capace di indicare al Paese strade di sviluppo più giuste, inclusive, democratiche, orientate allo sviluppo e all’innovazione sociale, capaci di contrastare le disuguaglianze sociali, economiche e territoriali e le solitudini che caratterizzano il nostro tempo.
Le ACLI sono infatti una realtà sociale diffusa capillarmente in tutta Italia e presente anche nelle aree interne, dove tocchiamo con mano sia le problematiche vissute dagli abitanti e sia il potenziale di esperienze di cittadinanza, dove offriamo servizi, progettualità e luoghi di incontro, sostenendo persone e realtà sociali che si adoperano per tessere legami di comunità, esperienze di mutualità e solidarietà sociale. I nostri servizi, i nostri circoli, i nostri centri di formazione professionale, i nostri volontari, i nostri gruppi di giovani, sono già una realtà concreta in tante parti d’Italia e sono pronte a collaborare con le nostre competenze ed esperienze di comunità in una strategia organica di rivitalizzazione di questi territori.
STIMOLARE LA PARTECIPAZIONE SOCIALE, ANCHE NELLE AREE INTERNE, PER GENERARE NUOVI SPAZI DEMOCRATICI DI SVILUPPO.
In un tempo in cui le disuguaglianze sociali ed economiche aumentano, investire sulla partecipazione significa contrastare la solitudine, la sfiducia e l’apatia che rischiano di logorare il tessuto civile del Paese. Significa generare coesione sociale, alimentare la responsabilità condivisa, restituire dignità e voce a chi troppo spesso si sente escluso dai processi decisionali.
“Le aree interne non sono margini, ma cuore del futuro dell’Italia!” afferma il Presidente Nazionale delle ACLI Emiliano Manfredonia “Promuovere relazioni sociali, legami, mutualità, partecipazione, luoghi di tutela dei cittadini e dei lavoratori è parte della nostra missione e per questo non possiamo accettare che, come si legge nel Piano Strategico Nazionale, alcuni territori siano accompagnati verso un lento declino. Siamo convinti che il rilancio dell’Italia passi attraverso la capacità di sviluppare spazi, tempi e luoghi di partecipazione civica, sia nelle grandi città che nei territori marginali: la partecipazione, infatti, non è un fatto secondario, ma rappresenta la leva principale della democrazia, permette alle persone di mettere a frutto i propri talenti, le proprie competenze, il proprio sentirsi parte di una comunità, contribuendo al bene comune e tracciando anche possibili nuovi percorsi di cambiamento, coesione sociale e innovazione.”
Le ACLI, in rete con realtà ecclesiali e laiche, intendono rafforzare il proprio impegno su questo fronte, promuovendo esperienze concrete di cittadinanza attiva che possano diventare motore di cambiamento:
“Da tempo le ACLI hanno focalizzato la propria attenzione sulle Aree Interne anche come concezione interpretativa dei processi territoriali di sviluppo, acquisendo questa chiave di lettura nelle nostre ricerche sociali, ad esempio nel Decimo Rapporto sull’Associazionismo” afferma Raffaella Dispenza Vicepresidente Nazionale ACLI, con delega a Aree urbane inclusive e sostenibili e Inclusione Territoriale, “ma ora, aderendo anche a reti nazionali come quella di “Riabitare l’Italia”, stiamo coinvolgendo i nostri Dirigenti provinciali delle ACLI per avviare un percorso partecipato che moltiplichi esperienze concrete di partecipazione nelle aree interne e più in generale nelle aree dove maggiori sono le disuguaglianze vissute dalle persone. Inoltre, proprio fra qualche settimana i Dirigenti delle ACLI di tutte le province d’Italia si incontreranno a Firenze, dal 25 al 27 settembre, per vivere il proprio 56 esimo Incontro nazionale di Studi delle ACLI che avrà per tema “La democrazia nelle tua mani, il potere di esserci” quale invito a rilanciare in molte forme e molti modi una idea di democrazia fortemente partecipata e socialmente vitale”.
Concretamente:
- Serve mettere al lavoro quelle capacità che il mondo associativo e di terzo settore possiede e può mettere a disposizione in una logica di attivismo sociale, secondo logiche di demercificazione, attraverso metodi e approcci no profit.
- Un ruolo fondamentale lo possono svolgere i giovani, protagonisti di esperienze di “restanza” e custodi di un futuro che nasce dall’attaccamento alla propria terra e dal desiderio di contribuire a costruire comunità solidali e innovative, portando qui competenze anche molto qualificate che si sono costruiti nel loro percorso di studi e di lavoro. I giovani possono essere attori essenziali per politiche di sviluppo centrate su luoghi e spazi, su innovazione digitale e tecnologica, su servizi alla persona, su sostenibilità ambientale e sociale
- occorrono politiche pubbliche mirate, multilivello, integrate, di medio e lungo periodo, che consentano di agire sulle disuguaglianze territoriali, di favorire l’accesso ai servizi sociali e sanitari, di accompagnare territori più fragili alla transizione climatica e digitale.
- Servono figure e profili professionali in grado di attivare e accompagnare le comunità locali, figure capaci di accompagnare processi, senza sostituirsi, ma favorendo il rafforzamento delle azioni di cittadinanza attiva (come proposto anche poche settimane fa nell’appello ”C’è margine” ).
RIVEDERE IL PIANO STRATEGICO NAZIONALE AREE INTERNE 2021-2027, APRENDO UNA STAGIONE CONVINTAMENTE CAPACE DI CONTRASTARE LE DISUGUAGLIANZE TERRITORIALI
In questo senso, riteniamo che sia stato fondamentale fare entrare le aree interne nelle strategie del Governo nel periodo 2014-2020 con il Primo Piano Nazionale Aree Interne, ma che ora, nel periodo 2021-2027 sia necessario investire maggiormente, implementare esperienze e politiche pubbliche, aprendo una stagione nuova capace di interpretare le differenze territoriali come una risorsa su cui costruire visioni, prassi, partecipazione, apprendendo dalle tante sperimentazioni che sono state avviate e portandole a consolidamento nell’ambito di una strategia efficace, lungimirante, partecipata, che coinvolga le comunità ecclesiali così come anche le realtà associative e gli enti di terzo settore.
“Come affermato dai vescovi” rilancia la Vicepresidente nazionale ACLI Raffaella Dispenza “perché ciò accada, occorrono politiche pubbliche coraggiose e finanziamenti ingenti, orientati non a interventi episodici, clientelari o frammentati, ma a sostenere nuovi modelli di convivenza e di sviluppo locale: accesso ai servizi di tipo sociale e sanitario, case della comunità riconosciute come luoghi che promuovono idee e formazione, progetti ambientali partecipati, sostegni alle imprese sociali e culturali, programmi lungimiranti per assicurare educazione, istruzione e formazione professionale ai bambini ragazzi, ecc. Solo così le aree interne potranno diventare laboratori di innovazione sociale ed economica, a beneficio dell’intero Paese. ”.
Per questo anche le ACLI rivolgono un appello forte e chiaro al Governo e al Parlamento: il Piano Strategico Nazionale Aree Interne 2021-2027 deve abbandonare, da un lato, una concezione di accettazione del declino come male minore, dall’altro non credere che il ripopolamento delle aree interne avvenga per una miracolosa esplosione di fertilità, in quanto servono politiche mirate per costruire le condizioni di buon vivere nelle aree interne.
Le ACLI sono pronte a fare la propria parte, rinnovano la propria disponibilità a collaborare con Istituzioni, Chiesa e società civile per costruire insieme una prospettiva di futuro sostenibile, giusto e partecipato per tutte le comunità d’Italia, ma chiedono che la politica assuma fino in fondo la responsabilità di guidare questo percorso.
Fonte: www.acli.it