Il tempo liturgico del Natale si va concludendo. Dopo giorni in cui ci siamo soffermati davanti al silenzio del presepe e immersi nell’adorazione di quel Dio fatto bambino siamo ormai prossimi a smantellare i simboli del Natale dai nostri appartamenti e nelle nostre Chiese. Simboli che sicuramente non riescono a essere smantellati nel nostro cuore perché la sorpresa di un Dio che si incarna non è semplice da archiviare, ma richiede di essere creduta e questa fede va rinnovata ogni giorno.
Trait d’union con il tempo ordinario è la domenica del Battesimo di Gesù.
In passato a questa solennità veniva attribuito un significato ascetico, come se il Figlio di Dio volesse offrirci un esempio di conversione.
La domenica che celebriamo ci apre a una riflessione più profonda e più vera.
Si mostra plasticamente quello che Paolo indica nelle sue lettere: colui che non ha peccato si fa “peccato” per noi.
Come avviene questo? Gesù si mette in fila con i peccatori, per essere solidale con noi nei nostri fallimenti e nelle miserie umane perché prendendo su di sé il peccato del mondo lo fa suo e lo carica su di sé e soffre per portarlo fino alla Croce.
Compiendo questo gesto che segna l’inizio del ministero pubblico di Gesù comprendiamo il nostro Battesimo che ci rende figli nel Figlio e fratelli tra di noi.
Inseriti una intimità così forte che possiamo rivolgerci a Dio come Padre.
Tutta la Trinità si è data appuntamento sul Giordano dopo trent’anni di vita nascosta ora Cristo è rivestito di tutta quella dimensione regale, profetica e sacerdotale per la sua missione.
L’immagine che a me colpisce è che Matteo ci dice che si aprono i cieli.
Il mondo ha bisogno di scoprire che i cieli sono aperti e che non siamo in balia delle onde degli uomini.
Nel secolo XX le grandi ideologie ci hanno fatto credere che i cieli erano chiusi e sappiamo tutti come queste sono finite. Oggi l’indifferenza ci fa guardare in basso e ci impedisce di contemplare la bellezza di cieli aperti in cui Dio si affaccia per scrutare la sua creatura, che pur combinandone di tutti i colori, rimane l’opera più bella della sua creazione: l’uomo e la donna che sono un uno.
Diffondiamo oggi questo invito a conclusione del tempo del Natale a guardare con più slancio a questo cielo aperto e allora mentre Dio si è incolonnato con noi peccatori noi cercheremo di incolonnarci sulla via della santità, vocazione che il Battesimo ci affida.
Il tempo ordinario che si apre davanti a noi allora lo riusciamo a vivere spinti con quel carburante di cui ci siamo riforniti in questa manciata di settimane dove abbiamo misurato la larghezza, la lunghezza e la profondità dell’amore di Dio.
Don Michele Cerutti

