Le Acli esprimono profonda preoccupazione e netta condanna per l’ennesima escalation militare che vede coinvolti Israele, gli Stati Uniti e l’Iran.
Ancora una volta ci troviamo di fronte ad una drammatica affermazione della legge del più forte, e della guerra come unica arma di risoluzione delle controversie internazionali, con una deriva pericolosa ed inaccettabile.
Ancora più grave e subdolo è giustificare le bombe “in nome della libertà” o della sicurezza strategica. Il regime iraniano si è reso colpevole di gravi crimini verso il suo stesso popolo, ma non vorremmo che dietro la retorica della guerra di liberazione si nascondesse il semplice dato affaristico per cui si rimuovono alcune figure e poi ci si accorda per fare buoni affari con il resto del regime che rimane inalterato, come è accaduto in Venezuela dove l’unica cosa che è cambiata sono le compagnie che estraggono il petrolio.
In ogni caso, la pianificazione dell’omicidio o della rimozione formata di leader avversari è contraria al diritto internazionale, come lo è la sostituzione dell’ONU e di tutte le agenzie internazionali con club miliardari gestiti in modo opaco.
Non possiamo accettare che la mediazione politica venga considerata irrilevante, che il diritto internazionale venga infranto, che il multilateralismo sia svuotato di senso.
La guerra è sempre una sconfitta per tutti. Lo è per chi la subisce e per chi la sceglie perché chiude spazi, produce odio, genera instabilità per decenni e compromette un futuro comune diritto.
Ribadiamo con forza che la pace si costruisce attraverso il dialogo, la diplomazia ed il rispetto delle istituzioni internazionali e la cultura della nonviolenza.
In questo scenario tragico chiediamo che l’Unione europea assuma coraggiosamente un ruolo attivo ed autorevole di mediazione politica promuovendo un immediato cessate il fuoco. L’Unione, nata dalle ceneri di due guerre mondiali, ha il dovere storico di essere costruttrice di ponti e non di muri. Allo stesso modo chiediamo al governo italiano, ricco di anni di storia e dialogo con il popolo Iraniano, di farsi promotor e sostenitore di un’iniziativa politica concreta finalizzata alla cessazione del diritto, alla denuncia dell’ennesima violazione del diritto internazionale da parte di Israele e Stati uniti. Di ritornare alla mediazione omanita con il coinvolgimento dell’AIEA per garantire trasparenza nel programma nucleare iraniano.
Come ACLI continueremo a promuovere nei territori e nel mondo del lavoro una cultura di pace fondata sulla giustizia, sul rispetto dei diritti umani e sulla cooperazione fra i popoli, secondo il magistero costante di Leone XIV.
La pace non è utopia, ma l’unico realismo possibile.
Fonte: www.acli.it

