Tra le soluzioni proposte quella di investire sulle aree interne per fermare la fuga di pensionati
Le ACLI segnalano un calo dei pensionati italiani che scelgono di trasferirsi all’estero, passando da quasi 300.000 nel 2020 a 274.000 nel 2022, ma avvertono che il fenomeno non deve essere sottovalutato.
“Questa ricerca dimostra prima di tutto come la nostra associazione non sia un’agenzia di servizi ma un’associazione che fa politica, perché attraverso i nostri sportelli raccogliamo dati che corrispondo alla vita di persone in carne ed ossa, questi dati li trasformiamo e poi li studiamo per fare delle proposte concrete al legislatore. E questa ricerca ci dice che i pensionati italiani all’estero non possono essere più considerati un fenomeno sporadico o folkloristico, ma devono essere visti come una realtà strutturale, destinata a crescere se non si attueranno politiche adeguate – ha dichiarato Emiliano Manfredonia, Presidente nazionale delle Acli, a margine della presentazione della ricerca commissionata dalle Acli di Bologna e dal Patronato Acli all’Università di Camerino per fare luce sul fenomeno degli italiani che decidono di andare all’estero una volta raggiunta l’età pensionabile. “Dispiace che in un paese che sta rapidamente invecchiando e dove non si fanno più figli, dove tanti giovani e tanti pensionati vanno all’estero, si pensi a come rendere ancora più difficile ottenere la cittadinanza, soprattutto per quelle persone che amano e hanno nel cuore l’Italia.”
Prima della presentazione della ricerca, hanno portato i loro saluti gli onorevoli Toni Ricciardi e Virginio Merola, che hanno sottolineato come sia importante avere dei nuovi dati da studiare per poter riportare alla luce un fenomeno troppo spesso dato per scontato o addirittura dimenticato.
Quasi il 2,5% dei pensionati italiani vive fuori dai confini nazionali, con motivazioni principalmente economiche, legate alla ricerca di regimi fiscali più favorevoli e a un clima più mite. “Tuttavia le soluzioni al fenomeno, sottolinea Filippo Diaco, Presidente del Patronato Acli di Bologna, non possono limitarsi alla semplice osservazione dei numeri, ma richiedono politiche concrete per affrontare il cambiamento demografico e sociale in atto. L’obiettivo è fermare la fuga dei pensionati, ma anche stimolare un cambiamento positivo, creando opportunità di vita dignitosa e gratificante per le generazioni più anziane nel proprio paese d’origine.”
Dai risultati della ricerca, condotta e illustrata dal Prof. Stefano Testa Buppheneim, dell’Università di Camerino, nel corso degli ultimi anni, “un numero crescente di pensionati italiani ha scelto di trasferirsi in Paesi come Portogallo, Spagna e Grecia, dove i regimi fiscali sono vantaggiosi, ma anche in Stati più lontani come la Tunisia e l’Albania, dove il costo della vita e le imposte sono particolarmente basse. In molti casi, si tratta di pensionati che cercano un miglioramento delle proprie condizioni economiche e di vita. Inoltre, la pandemia da Covid-19 ha avuto un impatto significativo, rallentando il fenomeno migratorio a causa delle difficoltà legate alla mobilità e ai costi sanitari.”
“La crisi demografica e l’emigrazione dei pensionati italiani possono essere contrastate solo con politiche che valorizzino il territorio nazionale. – ha detto Chiara Pazzaglia, Presidente delle Acli di Bologna – In particolare si potrebbe pensare di offrire incentivi fiscali per i pensionati che decidono di trasferirsi in aree interne dell’Appennino e del Mezzogiorno. Queste zone, spesso a rischio di spopolamento, potrebbero beneficiare dell’arrivo di pensionati che, oltre a portare risorse economiche, potrebbero contribuire anche a migliorare i servizi locali, soprattutto nel settore della sanità e delle infrastrutture, e ricreare quelle comunità così importanti per la tenuta di tutto il tessuto sociale. Investire in queste aree – ha continuato Pazzaglia – non solo ridurrebbe la fuga dei pensionati, ma migliorerebbe la qualità della vita, incentivando anche la solidarietà intergenerazionale attraverso progetti di volontariato come ‘adotta un nonno’. Il nostro paese non può permettersi di perdere persone che, se supportate da politiche adeguate, potrebbero dare molto alla società.”
Secondo Paolo Ricotti, Presidente del Patronato ACLI, “il fenomeno migratorio non riguarda solo i pensionati, ma anche una crescente emigrazione giovanile, che da anni si sposta all’estero alla ricerca di opportunità che l’Italia non è in grado di offrire. Oggi assistiamo a una mobilità intergenerazionale che va ben oltre la semplice ricerca di migliori opportunità economiche. I giovani e i pensionati sono spinti a migrare da un contesto sociale che sembra offrire loro poche prospettive. C’è anche una questione relativa al ricongiungimento familiare che non possiamo ignorare, significa che alla fuga dei nostri giovani segue anche la fuga dei loro genitori, una volta in pensione, per ricreare la comunità familiare. Questo paese non garantisce ai giovani di fare famiglia, – ha concluso Ricotti – emigrano all’estero perché non vogliono far crescere qui i propri figli. Questo fenomeno è il sintomo di una visione troppo rigida e poco dinamica del nostro paese, che non riesce a trattenere i propri talenti e le proprie risorse. Poi è inutile nascondersi, lavoro povero genera pensioni povere.”
Fonte: www.acli.it