Papa Francesco, ad un anno dalla morte ci interroga e ci guida

A un anno dalla sua morte, Papa Francesco continua ad abitare il cuore di moltissime persone, credenti e non credenti. Ma è nel cuore anche di tanti aclisti, che nel suo magistero e nel suo stile hanno riconosciuto una guida, una provocazione e una compagnia di cammino.

Il suo pontificato è stato un dono grande, soprattutto per l’orizzonte che ha riaperto nella Chiesa. Ci ha richiamati alla gioia del Vangelo come sorgente della vita cristiana; ci ha spinto a essere una Chiesa “in uscita”, capace di abitare le periferie umane ed esistenziali; ci ha insegnato che “tutto è connesso”, invitandoci a tenere insieme la cura delle persone, dei legami sociali e del creato. In questo sguardo integrale ha trovato spazio anche la sua instancabile invocazione alla pace, sempre legata alla giustizia, alla fraternità e alla responsabilità quotidiana.

Fin dall’inizio, Francesco ha parlato attraverso i gesti, prima ancora che con le parole. L’invocazione al Popolo di Dio di una benedizione su di lui dopo l’elezione; il primo viaggio a Lampedusa; la lavanda dei piedi vissuta nei luoghi della fragilità: sono immagini che hanno reso immediatamente credibile il suo annuncio. Non semplici simboli, ma indicazioni di uno stile evangelico essenziale, accessibile e radicale.

In questo senso, Francesco è stato un pastore capace di inquietare. Ha scosso abitudini consolidate e ha messo la Chiesa di fronte alla tentazione di ripiegarsi su sé stessa. Non senza fatiche e resistenze, ha richiamato tutti a una fede che non si accontenta dell’abitudine, ma nasce da un incontro vivo e appassionato con il Vangelo. Per questo ha indicato una distinzione decisiva: non tra “progressisti” e “conservatori”, ma tra chi ama e chi si è semplicemente abituato.

I processi che ha avviato sono ancora in corso. Lo si vede nel richiamo costante al suo magistero e, in particolare, alla Evangelii Gaudium, che resta un punto di riferimento per la vita della Chiesa. Lo si riconosce nel cammino sinodale, che continua a proporre uno stile di corresponsabilità e di ascolto reciproco. Sono segni di una Chiesa che prova a rimanere viva, aperta, capace di conversione.

Anche le ACLI hanno fatto esperienza diretta di questo sguardo. Negli incontri vissuti con lui, abbiamo ricevuto parole esigenti e incoraggianti: l’invito a custodire uno stile popolare, a stare dalla parte degli ultimi, a costruire ponti e non muri, a vivere la fede come impegno concreto nella storia. Non indicazioni generiche, ma orientamenti precisi per un’associazione chiamata a tenere insieme Vangelo e vita, lavoro e dignità, democrazia e pace.

Nel fare memoria di Papa Francesco, le ACLI non intendono solo ricordare, ma rinnovare un impegno. Continuare a tradurre il suo insegnamento nella quotidianità significa contribuire a cambiare la realtà, rendendola più giusta e più umana. È un compito che ci interpella oggi, con semplicità e con cuore, nella consapevolezza che i processi avviati chiedono di essere accompagnati da donne e uomini capaci di speranza.

Fonte: www.acli.it