Si è conclusa a Venezia, presso la Scuola Grande di San Rocco, l’anteprima del 57° Incontro nazionale di Studi delle ACLI, dedicata al tema “Lavoro e transizione ecologica: migliorare il lavoro generando una transizione ecologica giusta”, primo passaggio del percorso che porterà all’appuntamento nazionale di settembre a Verona, centrato quest’anno sul rapporto tra lavoro e democrazia.
Promossa dalle ACLI nazionali, in collaborazione con ACLI Veneto e ACLI Venezia, con il patrocinio di Regione Veneto, Città Metropolitana di Venezia e Comune di Venezia, l’iniziativa ha messo al centro una domanda cruciale: la transizione ecologica sarà davvero capace di generare lavoro dignitoso, qualità della vita e maggiore partecipazione democratica, oppure rischia di produrre nuove disuguaglianze?
Tra i momenti centrali della giornata, la presentazione della ricerca IREF ACLI, illustrata dal direttore Gianfranco Zucca, che ha analizzato i dati sul lavoro dipendente in Veneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia attraverso il panel del CAF ACLI.
L’indagine restituisce una fotografia netta: il lavoro nel Nord-Est continua a produrre occupazione, ma sempre meno benessere.
I dati mostrano che, sebbene i salari nominali siano cresciuti negli ultimi anni, la distanza tra chi guadagna poco e chi guadagna molto è rimasta sostanzialmente invariata. L’inflazione ha colpito in modo particolarmente duro i redditi più bassi, erodendo il potere d’acquisto proprio delle fasce più fragili. In altre parole, chi aveva meno ha perso di più.
Un secondo elemento riguarda la mobilità salariale, oggi fortemente bloccata: sei lavoratori su dieci si trovano, dopo cinque anni, nello stesso quintile di reddito di partenza. Non si tratta di semplice immobilità del mercato, ma di una rigidità strutturale che rende difficile migliorare la propria condizione economica.
La ricerca evidenzia inoltre l’emergere di quello che IREF definisce un “lavoro di seconda classe”. La crescita della multi-occupazione non segnala infatti maggiore dinamismo, ma spesso rappresenta una strategia obbligata di sopravvivenza: chi lavora per più datori di lavoro guadagna in media circa un terzo in meno rispetto a chi ha un’occupazione stabile con un solo datore.
Ancora più significativa l’analisi sul rapporto tra lavoro, casa e costi familiari. Nel Triveneto il reddito mediano dei lavoratori in affitto risulta inferiore del 17,7% rispetto ai non affittuari, mentre tra gli affittuari il 35,2% ha più di un datore di lavoro. Il multi-job appare quindi sempre più come una risposta obbligata all’aumento del costo della vita, in particolare degli affitti.
Il quadro diventa ancora più critico per le famiglie con figli: le spese per istruzione, sport e attività educative, soprattutto per i lavoratori collocati nei quintili più bassi, comprimono pesantemente il reddito disponibile e riducono la capacità di investimento sul futuro.
Emiliano Manfredonia, Presidente nazionale delle ACLI, ha sottolineato come la vera sfida non sia soltanto creare occupazione, ma alzare la qualità del lavoro: “Dobbiamo costruire un patto tra imprese, società civile, sindacati e istituzioni per alzare l’asticella. Oggi il tema non è solo il salario, ma il salario dignitoso, la qualità del lavoro, il tempo della formazione, la parità retributiva e il diritto a una prospettiva di vita stabile. Il lavoro non è soltanto uno spazio economico: è uno spazio di vita, relazionale, di costruzione della società, ed è uno dei luoghi in cui si misura la qualità della nostra democrazia. Se una persona lavora e continua a non potersi permettere una casa, una famiglia o un futuro, quel lavoro non è davvero dignitoso. La transizione ecologica, inoltre, non può crescere sulle spalle di altri popoli né generare nuove forme di sfruttamento: deve essere un’occasione di sviluppo condiviso e di giustizia. Per questo diventa decisiva anche la formazione continua, perché in un mondo del lavoro in rapida trasformazione le competenze vanno aggiornate costantemente e devono diventare uno strumento di emancipazione, non di esclusione. La nostra Costituzione ci ricorda che la Repubblica è fondata sul lavoro e sull’uguaglianza delle opportunità: questo significa che si va avanti solo al passo dell’ultima persona della catena, perché se si rompe la catena si rompe l’intero sistema”.
Nel corso dei saluti istituzionali, Alberto Stefani, presidente della Regione Veneto, ha richiamato il legame sempre più stretto tra politiche del lavoro e politiche sociali: “Oggi le necessità del mondo del lavoro e delle imprese coincidono sempre di più con le sfide della politica. I lavoratori hanno bisogno di sostegno nei carichi assistenziali, di servizi per l’infanzia, di asili nido, di welfare adeguato: sono gli stessi fronti su cui le istituzioni sono chiamate a intervenire. Nei prossimi vent’anni il Veneto affronterà un cambiamento demografico profondo, con una crescita significativa della popolazione anziana, in particolare degli over 85. È un dato positivo, perché significa vivere più a lungo, ma ci impone di costruire servizi sociali sempre più avanzati, capaci di accompagnare una società che sta cambiando”
I lavori si sono aperti con i saluti istituzionali di Pierangelo Molena, Presidente delle ACLI Venezia, Cristian Rosteghin, presidente delle ACLI Veneto, del presidente della Regione Veneto Alberto Stefani e dell’assessore alle Politiche del lavoro del Comune di Venezia Paolino D’Anna.
Ad aprire simbolicamente il confronto è stata la performance artistica e musicale di Lotta, attivista ambientale e musicista, che ha introdotto il tema della mobilitazione dal basso e del protagonismo delle nuove generazioni nelle sfide climatiche e sociali.
A seguire, Raffaella Dispenza, Vicepresidente nazionale vicaria delle ACLI, ha posto il quadro politico e culturale dell’iniziativa, sottolineando il legame profondo tra qualità del lavoro, giustizia sociale e tenuta democratica.
“Una società democratica non può limitarsi a garantire diritti formali, ma deve creare condizioni che consentano a ogni persona di esprimere pienamente i propri diritti di cittadinanza. Da questo punto di vista il lavoro è un contesto fondamentale. Quando il lavoro è svalutato, precario o privo di riconoscimento, si generano esclusione, sfiducia e tensioni sociali che minano alle basi la partecipazione democratica.”
Dispenza ha inoltre ribadito la necessità di superare la falsa contrapposizione tra ambiente e lavoro, assumendo la prospettiva di una transizione giusta, capace di tenere insieme giustizia climatica, giustizia sociale, lavoro dignitoso e pace.
Il primo panel ha visto il dialogo tra Grammenos Mastrojeni, diplomatico impegnato sui temi della sostenibilità globale, e Sara Segantin, giornalista e European Climate Pact Ambassador, che hanno evidenziato come crisi climatica, squilibri geopolitici e disuguaglianze sociali siano ormai strettamente interconnessi. Dal confronto è emersa la necessità di nuove narrazioni pubbliche e di una rinnovata responsabilità collettiva, capace di contrastare tanto il negazionismo climatico quanto la rassegnazione sociale.
Su questi temi è intervenuta anche Laura Fregolent, docente IUAV, che ha approfondito il rapporto tra lavoro, casa e trasformazioni urbane, soffermandosi in particolare sul caso di Venezia, sempre più esposta a processi di rendita immobiliare, gentrificazione e proliferazione degli affitti temporanei, con effetti rilevanti sulla tenuta del tessuto sociale.
Il confronto si è poi spostato sulle politiche industriali e sul ruolo delle istituzioni nella transizione ecologica, nel panel moderato da Roberto Bonaldi del TGR Rai Veneto, con Emiliano Manfredonia, Presidente nazionale ACLI, Stefano Micelli, professore dell’Università Ca’ Foscari Venezia e direttore della Fondazione Nord Est, Franco Mosconi, professore dell’Università di Parma, e Paola Valbonesi, professoressa dell’Università di Padova e presidente dell’OIPE.
Dal dibattito è emersa con forza una convinzione condivisa: la transizione ecologica potrà dirsi davvero riuscita solo se saprà generare non semplicemente nuovi posti di lavoro, ma lavoro stabile, qualificato, ben retribuito e accessibile, capace di rafforzare coesione sociale e partecipazione democratica.
La prima giornata si è conclusa con una lectio dedicata alla storia della Scuola Grande di San Rocco e con la performance teatrale di Anna Gaia Marchioro, che ha offerto una rilettura originale e provocatoria del tema del lavoro nella transizione ecologica.
Qui sotto il link alla diretta integrale:
Fonte: www.acli.it

