XVII Domenica del Tempo Ordinario

La parabola della vigna e dei vignaioli è forse una delle più dure verso le autorità del popolo di Israele. Tra le sue righe, il Maestro ci svela la chiave di lettura della storia della salvezza: la vigna è il popolo di Israele, il padrone è Dio, i vignaioli sono i capi del popolo, i servi sono i profeti e il Figlio è Gesù.

La parabola narra l’intreccio dell’infedeltà e della piccolezza dell’uomo con la passione e la fedeltà ostinata di Dio. Gesù anticipa ciò che sta per accadere: come rifiutarono i profeti, così anche Lui verrà rifiutato e ucciso. Gli ascoltatori vengono raggiunti nelle loro chiusure e presunzioni: rispondono correttamente alla domanda del Maestro, ma non ne traggono le conseguenze.
Sono convinti che Gesù parli con loro.
In realtà, il Maestro parla di loro.
Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere…

Proprio qui, mi pare, sta l’attualità disarmante della parabola: quante volte, anche noi, ascoltiamo e comprendiamo, ma non sappiamo (o non vogliamo?) trarne le conseguenze. Diamo spazio solo all’informazione, ma non alla trasformazione. La Parola non vuole informarci, ma trasformarci.

Rileggendo la parabola mi affascina la cura e la passione del padrone della vigna. La pianta, le costruisce attorno una siepe che possa custodirla come un abbraccio, scava la buca per il torchio perché è sicuro che porterà frutto abbondante ed erige una torre perché dall’alto la si possa sorvegliare. Ma questa tenerezza contrasta con la furia omicida dei vignaioli, che fanno piazza pulita dei servi e non si arrestano nemmeno davanti al figlio. Questo contrasto è l’eterno scontro tra l’amore di Dio e il nostro rifiuto. Quanti messaggeri Dio manda nella nostra vita, e quante chiusure e quante mediocrità segnano ancora il nostro rapporto con Lui.

Una cosa è certa: Dio non si ferma davanti alle nostre chiusure. Dio non si stanca delle nostre resistenze. Le nostre risposte non cambiano la qualità del suo amore appassionato e gratuito.

Lui cerca frutti nella sua vigna. A volte non trova altro che foglie e rami secchi, altre volte solo qualche debole germoglio. Ma Lui non si stanca, scommette su di noi. Siamo la sua vigna. Siamo la sua Chiesa.

Don Roberto Seregni